Il punto su Savinio

Stefano Zampieri
Il punto su Savinio

in: Bollettino '900
a. 2002, n. 1-2, ISSN 1124-1578


I. La vicenda critica

La fortuna di Savinio è legata ad uno strano destino: dopo il successo parigino dei primi anni del secolo, testimoniato da Apollinaire (Alberto Savinio, in «Mercure de France», 1 giu. 1914 e Musique nouvelle, in «Paris Journal», 21 mag. 1914. Entrambi gli articoli ora in Oeuvres complètes, Paris, Balland et Lecat, 1965-66, t. II, p. 447 e t. IV, pp. 119-121), egli infatti dovette attendere gli anni '40 per guadagnarsi di nuovo l'attenzione dei critici e, solo in parte, quella del pubblico. Per quanto già nel 1919 Papini avesse compreso l'originalità dello scrittore; di fronte all'Hermaphrodito egli infatti rilevava acutamente come «ogni delimitazione di genere, ogni spalliera di rettorica e d'estetica sono impensabili. E questa impensabilità è la giustificazione stessa dell'opera» (G. Papini, Alberto Savinio, in «Il Resto del Carlino» 3 gen. 1919. Ora in Opere, Milano, Mondadori, 1977, pp. 715-720). D'altra parte il ruolo essenziale di Savinio quale teorico nella fase di elaborazione dell'avanguardia, vuoi rispetto alla pittura metafisica, vuoi rispetto al Surrealismo, furono sottolineati chiaramente tanto dal fratello Giorgio De Chirico, quanto dallo stesso Breton. Tuttavia non c'è riconoscimento che salvi l'opera di Savinio da una evidente sottovalutazione critica, se non addirittura dall'oblio.
Al di là d'una effimera affermazione immediatamente successiva alla morte, e testimoniata da un numero interamente a lui dedicato della «Fiera Letteraria» (1952), sono pochi i critici che negli anni '50-'60 sfoglino ancora i suoi libri. Fra questi è certo da segnalare per la costante attenzione quell'onnivoro lettore che fu Enrico Falqui, il quale è buon testimone, in fondo, dell'effetto che l'opera di Savinio produsse sulla cultura intimamente crociana del nostro paese. Egli infatti sottolineò il linguaggio essenzialmente antipoetico di Savinio, costantemente rivolto a riflettere, ragionare, sottilizzare, tanto da restare preso nell'ingranaggio di un atteggiamento intellettualistico che lo porterebbe al limite del manierismo (cfr. E. Falqui, Alberto Savinio, in Novecento letterario italiano, Narratori e prosatori: da D'Annunzio a Gadda, Firenze, Vallecchi, 1970, vol. III, pp. 727-743).
Il primo profilo organico di Savinio si deve però a Jole Tognelli che, agli inizi degli anni '60, insisteva sul rapporto profondo suono-parola-forma, cioè letteratura, musica, pittura, quali inscindibili mezzi di un'unica complessa poetica che avrebbe avuto nel teatro d'opera la sua logica composizione (J. Tognelli, Alberto Savinio, in Orientamenti culturali. Letteratura. I contemporanei, Milano, Marzorati, 1963, vol.II, pp. 1003-1020).
Sia in Falqui che nella Tognelli, v'era comunque, una sollecitazione ad una ripresa d'attenzione nei confronti di Savinio e del suo «umanesimo attivo, anche se in apparenza capovolto e smarginato», come scriveva la Tognelli. Una sollecitazione che durò fatica a concretizzarsi, e trovò le prime parziali risposte solo alla fine degli anni '60, con i saggi di Emilio Cecchi (E. Cecchi, Alberto Savinio, in Storia della letteratura italiana, a cura di E. Cecchi e N. Sapegno, Milano, Garzanti, 1969, vol. IX, pp. 647-651) e Giacinto Spagnoletti. Quest'ultimo, in particolare, rilevò bene, di fronte alla ristampa di Tutta la vita (1969) la prospettiva di Savinio che, posto di fronte alla impossibilità di affermare la "realtà" della natura e della storia si affanna a cercarla «negli infiniti, multiformi segni che si sprigionano da ogni parte, in questa rete di simmetrie in cui siamo calati». Di qui l'insistenza di Savinio per il particolare, le etimologie, l'analisi puntigliosa delle analogie, la catena di metafore senza fine, che tende a restituire un'anima agli oggetti di un mondo irrimediabilmente divinizzato (cfr. G. Spagnoletti, Attualità di Savinio, in Scrittori di un secolo, Milano, Marzorati, 1974).
Ma è nella fase in cui il neorealismo chiude definitivamente la sua parabola e si apre in Italia una rinnovata attenzione alle avanguardie, che Savinio pare trovare una nuova collocazione attraverso i saggi di S. Battaglia (Savinio e il surrealismo civico, in «Dramma», febbraio 1970, ora in A. Savinio, Torre di guardia, Palermo, Sellerio, 1977, pp. IX-XXVI) e soprattutto quello di Edoardo Sanguineti (Alberto Savinio, in Studi sul surrealismo, Roma, Officina, 1977, pp. 405-431). Entrambi s'impegnano in una rilettura di Savinio alla luce di una poetica surrealista rivista e corretta.
Il saggio di Sanguineti ebbe l'indubbio merito di percorrere le pagine di Savinio con quella attenzione che è dovuta alle grandi opere, capaci di offrire nel loro insieme una prospettiva complessa ma in fondo coerente. Egli infatti rilevava i temi centrali dell'autobiografismo, della proliferazione pseudonimica, della grecità, del surrealismo e faceva osservare come, attraverso una complessa strutturazione di rapporti (eros e thanatos, eros e psiche, ipnos e thanatos) Savinio tentasse di portare alla luce della coscienza quello che è il suo contenuto reale profondo, «l'invisibile e ineffabile pensiero della morte».
Il saggio di Sanguineti fa parte degli Atti del Convegno sul Surrealismo promosso dall'Università di Salerno nel 1973 e costituisce una importante anticipazione della riscoperta critica di Savinio avvenuta negli anni '70. Il fatto che questo autore venga associato ai classici del movimento, unico italiano insieme a Giorgio De Chirico, ne indica l'importanza in termini di ricostruzione storica dei movimenti d'avanguardia, ma contribuisce anche ad illuminarne la figura d'una luce nuova, mettendone in risalto una fisionomia inaspettata ed aprendo ampi territori di ricerca, finalmente svincolati dall'impostazione sostanzialmente biografica dei lavori precedenti. Per la prima volta un critico apre in profondità i testi e vi cerca il senso complessivo d'una esperienza per molti versi unica nel panorama italiano.
(Quanto al tema specifico del surrealismo di Savinio la questione è stata poi ripresa in particolare da S. Battaglia, Savinio e il surrealismo civico, in A. Savinio, Torre di guardia, Palermo, Sellerio, 1977, pp. IX-XXVI; E. Gioanola, Alberto Savinio, in Letteratura italiana contemporanea, Roma, Lucarini, 1980; G. Grana, Savinio conteso tra Freud e Breton, in Novecento. Le avanguardie letterarie, Milano, Marzorati, 1986, vol. II, pp. 645-664; M. C. Papini, Reale e Surreale nell'opera di Alberto Savinio, in «Paradigma», 7, 1986; L. Fontanella, Il surrealismo italiano. Ricerche e letture, Roma, Bulzoni, 1983, pp.111-138; M. Mazzocca, Il Surrealismo di Alberto Savinio tra echi di esoterismo antico e negazione leopardiana, in «Lettere italiane», n. 2, 1992, pp. 240-260; e F. Secchieri, Savinio "critico fantastico", in Dove comincia la realtà e dove finisce. Studi su Alberto Savinio, Firenze, Le Lettere, 1998, pp.103-140).

 
II. La riscoperta

A partire da questo momento si realizza dunque una attenzione adeguata al valore dell'opera di Savinio. E decisivo è il ruolo di mediatore culturale svolto da Leonardo Sciascia, il quale sposò la causa di Savinio con interventi non privi di un qualche intento provocatorio, come quando in una nota del suo La scomparsa di Majorana (1976) definì Savinio «il più grande scrittore italiano tra le due guerre». Fondamentale, in ogni caso, fu la sua azione di sollecitazione alla raccolta e alla pubblicazione delle opere di Savinio, soprattutto quelle meno facilmente reperibili (si pensi alle raccolte di articoli Souvenirs, e Torre di guardia, pubblicate entrambe da Sellerio, rispettivamente nel 1976 e nel 1977, e che provocarono per altro una vivace polemica riassumibile dal titolo dell'intervento di Sanguineti: Perché Sciascia ha "censurato" Alberto Savinio?, in «Paese Sera», 27 aprile 1978). Ma l'attività di scavo e di recupero di Sciascia non si interruppe ed anzi giunse infine alla messa in cantiere del volume delle Opere. Scritti dispersi. Tra guerra e dopoguerra (1943-1952), (Bompiani, 1989) decisivo perché raccoglie articoli altrimenti introvabili. Sul versante critico l'attenzione di Sciascia rispetto a Savinio si concretizzò in alcuni saggi: Testimonianza per Savinio, in «Scena», 1976, n. 5; Savinio, in Cruciverba, Torino, Einaudi, 1983, pp. 209-215; Savinio o della conversazione, Introduzione a A. S., Opere, Milano, Bompiani, 1989, pp. VII-XI. Una essenziale ma efficace ricostruzione del rapporto tra lo scrittore siciliano e Savinio si trova ora nel recente volume di Alessandro Tinterri Savinio e l'«Altro» (Genova, Il Melangolo, 1999).

Le sollecitazioni di Sanguineti e di Sciascia certo determinano un effetto nell'attenzione della critica, che negli anni '70 improvvisamente pare risvegliarsi. È proprio a partire da quest'epoca, infatti, che ha inizio una serie di studi finalmente di ampio respiro intorno all'opera di Savinio scrittore: in primo luogo il lavoro di Ugo Piscopo (Alberto Savinio, Milano, Mursia, 1973), ricostruzione organica, precisa e ricca d'informazione, o quello di Stefano Lanuzza (Alberto Savinio, Firenze, La Nuova Italia, 1979), entrambi impegnati nell'offrire una immagine di Savinio legato alla grande cultura europea; la lettura di Ruggero Jacobbi (Alberto Savinio, in Novecento. I contemporanei, a cura di G. Grana, Milano, Marzorati, 1979, vol. IX, pp. 4356-4376), che mette in rilievo il ruolo essenziale della memoria; o ancora l'opera di Walter Pedullà (Alberto Savinio scrittore ipocrita e privo di scopo, Cosenza, Lerici, 1979, nuova edizione con il titolo Alberto Savinio, Milano, Bompiani 1991), il quale, in una forma frammentaria che non sarebbe dispiaciuta a Savinio stesso, scova temi e rapporti decisivi della sua esperienza. Senza dimenticare i lavori di S. Cirillo (Casa "La Vita" di Alberto Savinio, Roma, Bulzoni, 1975) e M. Carlino (Alberto Savinio. La scrittura in stato d'assedio, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 1979), che suggeriscono ipotesi di lavoro legate alle più recenti esperienze critiche.
Di qui, comunque, muove un interesse che punta anche ad una analisi approfondita intorno a precisi momenti e temi della complessa opera di Savinio, come il saggio di V. Bramanti dedicato alle figure mitologiche nella poetica di Savinio (Gli dei e gli eroi di Savinio, Palermo, Sellerio, 1983), o quello di L. Pietromarchi che indaga i rapporti con il futurismo (Dal Manichino all'Uomo di Ferro, Milano, Unicopli, 1984).

È questa d'altra parte la via intrapresa oggi dalla critica, che sembra scoprire di volta in volta un aspetto nuovo e inesplorato dell'esperienza di Savinio. S'apre così una serie di filoni tematici d'indagine, tutti ancora sostanzialmente disponibili ad ulteriori approfondimenti (anche per la gioia degli studenti in cerca di tesi).

 
III. Savinio e la pittura

Vastissimo è oramai il materiale disponibile per quanto riguarda, ad esempio, l'attività pittorica di Savinio: dalle prime Opere su carta (1925-1952), (Milano, Mazzotta, 1986), oppure Alberto Savinio. Dipinti e disegni 1929-1951, catalogo a cura di Loretta Cammarella Falsitta, (Milano, Electa, 1988), con scritti di V. Sgarbi, E. Busmanti, L. Coppola, L. Cammarella Falsitta, al fondamentale lavoro di Maurizio Fagiolo Dell'arco, Alberto Savinio (Milano, Fabbri, 1989), che ricostruisce magnificamente l'itinerario di Savinio pittore con tutte le dovute connessioni alle sue attività di scrittore o di musicista.
Ma significativo è anche il catalogo Savinio. Gli anni di Parigi. Dipinti 1927-1932, a cura di Pia Vivarelli (Milano, Electa, 1990) con scritti di G. Briganti, P. Vivarelli, G. Cortenova, D. Fonti, F. Rella, L. Cammarella, M. De Sanctis, G. Falsitta, quanto Alberto Savinio. Peinture et littérature a cura di Giuliano Briganti e Leonardo Sciascia, (Milano, FMR, 1992). Ed infine i recentissimi Sipario. Balla, De Chirico, Savinio, Picasso, Paolini, Cucchi. Catalogo della mostra (Rivoli, Museo d'arte contemporanea, 1997), edizione italiana e inglese; oppure Le carte di Alberto Savinio (Firenze, Polistampa, 1999). Per chiudere con l'opera (purtroppo costosissima) che ora fa da punto di riferimento in questo ambito: Savinio. Catalogo generale, a cura di Pia Vivarelli, (Milano, Electa, 1996).

 
IV. Savinio e il teatro

Per quanto riguarda, ancora, il rapporto tra Savinio e il teatro, fondamentale, come già si è detto è stata l'attenzione di Leonardo Sciascia, a partire dal saggio Testimonianza per Savinio (in «Scena», 1976, n.5,) che ha aperto una lunga sequenza di studi di cui possiamo indicare i passaggi fondamentali nei lavori di Edo Bellingeri, Il piacere della critica, (in «Rivista italiana di drammaturgia», 1977, n. 5,), di Lia Lapini, Alberto Savinio e il teatro: da «Les Chants de la mi-mort» a «Capitano Ulisse» (in «Quaderni di teatro», 1979, n. 6) e, pure nel suo carattere didascalico, va segnalata la voce Savinio di Anna Maria La Torre nella Enciclopedia del teatro del '900 a cura di Antonio Attisani (Milano, Feltrinelli, 1980). Di seguito la ricerca è proseguita per opera di Ettore Catalano, L'esperienza del teatro. Savinio e Flaiano critici teatrali e altri interventi sul teatro meridionale (Bari, Levante, 1984), di Barbara Zandrino, L'eclisse del divino: il teatro di Alberto Savinio (in La letteratura in scena. Il teatro del novecento, a cura di G. Barberi Squarotti, Torino, Tirrenia Stampatori, 1985), di Margherita Rubino, Alberto Savinio e il mito di Edipo (in «Maia», 1985, sett.-dic.). Ma la svolta essenziale nella ricerca si ha ovviamente dopo la ristampa di Capitano Ulisse (Adelphi, 1989) e di Alcesti di Samuele e atti unici (Adelphi, 1991). Della vasta serie di brevi recensioni che seguirono tale evento editoriale non è possibile qui dar conto, mi sia permesso soltanto segnalare la mia nota (Stefano Zampieri, Capitano Ulisse, in «Belfagor», a. XLIV, 1989, n. 5), e il saggio di Annamaria Cascetta, L'«Alcesti di Samuele» di Alberto Savinio: una tragedia moderna (in Studi in onore di Giovanni Tarditi, Milano, Vita e Pensiero, 1993). Un lavoro interessante di ricostruzione complessiva è quello di Luca Valentino, L'arte impura. Percorsi e tematiche del teatro di Alberto Savinio (Roma, Bulzoni, 1991). L'edizione Adelphi delle opere teatrali di Savinio è curata da Alessandro Tinterri che appone ad entrambi i volumi una lunga nota esplicativa ricca di informazioni e di dati poco noti, dando inizio così ad una personale ricerca che è poi sfociata in un importante volume, Savinio e lo spettacolo (Bologna, Il Mulino, 1993) all'interno del quale si propone una dimensione di analisi particolare che va oltre l'idea del teatro tradizionale, per adottare piuttosto la dimensione dello "spettacolo" in senso lato, intendendo con ciò anche le esperienze artistiche relative alla musica, alle scenografie, ai costumi, e persino le esperienze registiche ed i rapporti con la radio e con il cinema. Rispettando così il peculiare eclettismo di Savinio, dilettante di lusso capace di passare da un'arte all'altra senza mai perdere i connotati essenziali di quella "centrale creativa" in cui egli stesso ripose la propria genialità. Su questo tema è il caso di citare infine il numero monografico della rivista «Ariel» (a. X, 1995, n. 1-2) con scritti di Sanguineti, Puppa, Barbero, Vazzoler, D'Alberto, Di Sacco ed altri.

 
V. Savinio scenografo e costumista

Per il Savinio scenografo e costumista, si può vedere, invece, Cristina Nuzzi, Alberto Savinio pittore di scena (in Con Savinio catalogo di mostra, Firenze, Electa, 1981) e della stessa, L'Armida di Savinio (in "FMR", 1982, n. 7). Ma utile risulta anche I De Chirico e i Savinio del Teatro alla Scala, catalogo della mostra milanese a cura di Rossana Boscaglia (Milano, Ed. Amici della Scala, 1988), così come Alberto Savinio pittore di teatro (catalogo di mostra a cura di Luca M. Barbero, Milano, Fabbri, 1991), ed infine L'ultima messinscena di Alberto Savinio: l'Armida di Rossigni al XV Maggio Musicale Fiorentino a cura di Moreno Bucci (in Le carte di Savinio, pp. 79-96).

 
VI. Savinio e la musica

Non è avanzata molto, invece, la ricerca sul Savinio musicista dopo la ricerca pionieristica di Michele Porzio (Savinio musicista. Il suono metafisico, Venezia, Marsilio, 1988), che finalmente dava compiutezza e articolazione ai pochissimi spunti critici apparsi fino ad allora, ad esempio l'articolo di Montale Savinio e la musica (1955, si legge in Con Savinio. Mostra bio-biblio-grafica di Alberto Savinio, Firenze, Electa, 1981; se ne può vedere anche un interessante commento da parte di Rosita Tordi, Savinio secondo Montale, in Gli occhi dell'idolo, Ascendenze nietzscheane nella poesia italiana del primo novecento, Roma, Bulzoni, 1992, pp. 113-119), e la Retrospettiva su Savinio e la musica a cura di Giulia Giachin, (in «Rivista di Musicologia», 1980, n.1-2), oppure l'articolo di Marzio Pieri, Le meraviglie della storia. Ancora sullo scrivere di musica (in «Paragone letteratura», 1982, n. 390). Un ulteriore arricchimento del tema si può ricavare dal saggio di Elisabetta Borghi, Autore per la radio. È lo strumento che crea l'opera (in «Cinema nuovo», 1991, n.6). Poverissima appare a tutt'oggi la discografia relativa.

 
VII. Savinio e il cinema

Per quanto riguarda il rapporto di Savinio con il cinema, fondamentale resta lo studio di Mario Verdone, Savinio e il cinema che introduce la prima e finora unica raccolta antologica degli scritti di Savinio dedicati appunto all'arte cinematografica (Il sogno meccanico, a cura di Vanni Scheiwiller, Quaderni della Fondazione Primo Conti, Milano, Scheiwiller, 1981). Su questa scia possiamo indicare ancora Giuseppe De Toffol, Alberto Savinio critico cinematografico (in Critica e società di massa, Atti del convegno, Trieste, Lint, 1987), e i lavori di Auro Bernardi, Una voce ignara nella notte gridò: «il cinematografo!» (in «Cinema nuovo», 1991, n.6), e Al cinema con Savinio, Lanciano, Metis, 1992.

 
VIII. La ricerca biografica

A questi percorsi di analisi si affianca costantemente la ricerca di profilo biografico resa sempre interessante non solo dalla varietà di esperienze della famiglia De Chirico, ma anche da una qualche approssimazione nei racconti autobiografici dei Dioscuri che non sempre ricostruiscono le loro vicende personali in perfetta sintonia per quanto riguarda date ed eventi.
Un chiarimento essenziale, relativamente al periodo formativo dei fratelli De Chirico, è oggi disponibile attraverso l'opera di un giovane studioso d'arte tedesco, Gerd Roos, Giorgio de Chirico e Alberto Savinio. Ricordi e documenti. Monaco - Milano - Firenze 1906-1911 (Bologna, Edizioni Bora, 1999). Questa ricerca, per quanto prolissa e talvolta un po' confusa, risulta però informatissima e smentisce numerosi luoghi comuni intorno alle fasi giovanili dei fratelli De Chirico, alle loro esperienze di studio e ai loro spostamenti dopo l'abbandono della patria greca.
Se a ad essa si affianca l'opera di M. Sabbatini, L'argonauta, l'anatomico, il funambolo. Alberto Savinio dai «Chants de la mi-mort» a «Hermaphrodito», (Roma, Salerno, 1997) che amplia e completa quella di Luca Pietromarchi, Dal Manichino all'Uomo di Ferro, (Milano, Unicopli, 1984), otteniamo un quadro ricco ed esauriente di quanto attiene alla prima fase dell'attività artistica di Savinio. Lungo questa direttrice dell'indagine biografica è il caso di segnalare gli epistolari attualmente disponibili: le lettere di Savinio ad Apollinaire si leggono, a cura di Franca Bruera nei «Quaderni del Novecento francese», (1992, n.14), le Cinquantanove lettere ad Ardengo Soffici, si leggono, a cura di Maria Carla Papini, in «Paradigma», 1982, n.4, pp. 323-373; un paio di lettere a Prezzolini si leggono nel saggio di Rosita Tordi, Di Alberto Savinio e l'avanguardia (con due lettere inedite a Prezzolini) (in Letteratura Italiana Contemporanea, Appendice V, a cura di G.Mariani e M.Petrucciari, Roma, Lucarini, 1986, pp. 91-95); la corrispondenza con Valentino Bompiani si può leggere in Caro Bompiani. Lettere con l'editore, (Milano, Bompiani, 1988). È recentissima la pubblicazione dell'epistolario di Savinio con l'amico e traduttore francese Henri Parisot, a cura di Giuditta Isotti Rosowski, Un'amicizia senza corpo ( Palermo, Sellerio, 1999).
L'insieme di questi documenti può certo completare il quadro offerto (ancora una volta per intercessione di Sciascia) dal volume di ricordi della moglie di Savinio, Maria, Con Savinio. Ricordi e lettere (Palermo, Sellerio, 1987). Utilissima, per avere un'idea precisa del complicato rapporto tra Savinio e i giornali e per districarsi nel caos delle sue collaborazioni a decine e decine di testate diverse, è certamente la ricerca di Rosanna Buttier, Savinio giornalista. Itinerario bibliografico (Roma, Bulzoni, 1987). Per quanto non si tratti di una ricerca definitiva, essa dà comunque la misura delle difficoltà che un tale lavoro di ordinamento incontra. Basti pensare alle oltre cento testate che essa enumera, oppure al fatto che solo fra 1933 e 1946 Savinio pubblicò oltre 1300 articoli. I ricercatori hanno comunque oramai a disposizione tutto il materiale originale che fin dal 1988 è stato depositato dalla famiglia presso l'Archivio Contemporaneo «Alessandro Bonsanti» del Gabinetto Scientifico Letterario Viesseux di Firenze. Una bella mostra documentaria del 1999 ci ha mostrato la quantità di inediti, varianti, abbozzi e frammenti, articoli introvabili che ancora attendono di essere messi a disposizione dei lettori (si veda la storia del Fondo Savinio e l'illustrazione del materiale nel Catalogo della Mostra a cura di Paola Italia, Le carte di Alberto Savinio, edito da Polistampa di Firenze nel 1999).

 
IX. Gli ultimi sviluppi della critica

Il panorama degli anni '90 si può completare con una serie di lavori di un certo rilievo che dimostrano il permanere di una attenzione critica alta e costante intorno a Savinio che oramai ha acquisito il ruolo di un classico contemporaneo. Tra i lavori più interessanti ci permettiamo di segnalare il nostro saggio dedicato alla raccolta degli scritti dispersi pubblicata da Bompiani nel 1989, Stefano Zampieri, Utopia, conversazione infinita, (in «L'Indice», a. VII, 1990, n. 3), ma anche, di Nicola Spinosi, L'anima ingannata: note su Alberto Savinio (in «Paragone», a. 1990, n. 486), e di Silvia Pegoraro, Alchimie del riso. Alberto Savinio tra ironia e parodia (in «il verri», a. IX, 1991, n. 2-3, pp. 59-90), ma la stessa autrice ha poi concretizzato la sua ricerca nel volume La metamorfosi e l'ironia. Saggio su Alberto Savinio (Bologna, Printer, 1991). Ed ancora di Costantino Mader, «La partenza dell'argonauta» di Alberto Savinio e la libertà della mente (in «Studi novecenteschi», a. XIX, 1992, n. 43-44, pp. 173-182). Interessante per l'impostazione filosofica è certamente il saggio di Franco Rella Cartografia del moderno. La scrittura enigmatica di Alberto Savinio, in Confini. La visibilità del mondo e l'enigma dell'autorappresentazione, (Bologna, Pendragon, 1996), e per quanto riguarda la scrittura biografica tipica di tanti racconti di Savinio si può ricordare il saggio di Antonia Arslan, Alberto Savinio: il sogno di un biografo (in Scrivere le vite. Aspetti della biografia letteraria, a cura di V. Bramanti e M. G. Pensa, Milano, Guerini, 1996).
Per arrivare infine alle cose ultime è necessario ricordare il bel volume di Silvana Cirillo Alberto Savinio. Le molte facce di un artista di genio (Milano, Bruno Mondadori, 1997) che ha sintetizzato molti anni di attenzione al nostro autore in questa ricerca di carattere complessivo utilissima per chi voglia introdursi nelle tematiche fondamentali di Savinio scrittore.
È poi il caso di segnalare il volume in cui Filippo Secchieri raccoglie e integra i saggi già apparsi su varie riviste, Dove comincia la realtà e dove finisce. Studi su Alberto Savinio (Firenze, Le Lettere, 1998). Abbiamo già citato a proposito dell'articolo su Sciascia, l'opera di Alessandro Tinterri Savinio e l'«Altro» (Genova, Il Melangolo, 1999) interessante però anche per i paralleli che propone tra Savinio e Bontempelli, Apollinaire, Pirandello, Ibsen. Ultimissimi in ordine di tempo due lavori assai stimolanti anche se per motivi diversi: gli atti del Convegno «Alberto Savinio, intrattenimento. Vedere le cose che non vedono gli altri» tenutosi a Ravenna nel maggio del 1999, a cura di Antonio Marchetti (Alberto Savinio: intrattenimento, Bologna, Pendragon, 2000) che ha il merito di aprire alcuni spiragli nuovi rispetto ad un possibile contatto tra l'opera di Savinio e la filosofia, ed il bel testo di una studiosa americana, Maria Elena Gutierrez, Alberto Savinio. Lo psichismo delle forme (Firenze, Edizioni Cadmo, 2000) che offre una ricca ed interessante lettura di Savinio secondo una prospettiva di tipo psicoanalitico non superficiale ed anzi ricca di intuizioni e sollecitazioni utili alla riflessione e all'analisi.